Ciliegina n°27. Ciliegina mediatica.

E’ capitato di nuovo. Il dolore che va in scena in maniera plateale, spiattellato in prima serata senza la minima considerazione della gravità dei fatti e di quello spazio personale, oramai quasi dimenticato, che si chiama intimità.
Questa volta l’Oscar del grottesco va alla trasmissione “Chi l’ha visto” che, ieri sera, ha mandato in onda sulla tv nazionale un siparietto niente male. Durante la trasmissione arriva la notizia del ritrovamento del corpo di Sarah, la 15enne di Avetrana recentemente scomparsa. Minuti che scivolano via veloci nell’impossibilità di confermare o meno la notizia tra l’imbarazzo della conduttrice e la disperazione muta della madre della ragazza. A confessare l’omicidio sarebbe stato lo zio della ragazza, Michele Misseri, che, dopo un lunghissimo interrogatorio, è crollato dichiarando di aver ucciso la nipote nella propria cantina. Una notizia agghiacciante, mentre in studio era presente via collegamento da Avetrana, Concetta Serrano, la madre di Sarah e la cugina Sabrina che aspettava il ritorno della madre e del padre dalla caserma dei carabinieri.
Una scena surreale che ha alzato l’audience della trasmissione di molti punti e farà parlare parecchio nelle prossime settimane.
Ora, dico io, qualche domanda dovremmo farcela.
1- E’ possibile che una trasmissione sia andata avanti per minuti e minuti nella spettacolarizzazione di una notizia non confermata, nella completa noncuranza dello stato d’animo della madre della ragazza? Un omicidio in famiglia non è una sfida a Cluedo o un varietà di intrattenimento. Non siamo a teatro, Concetta non è un’attrice consumata, la storia non è finzione, ma cruda realtà.
2- Non vi pare sia, forse, il caso di recuperare un’etica del giornalismo che tenga in considerazione anche il lato umano delle vicende e delle persone che fanno notizia? O tutto fà, al di là di tutto, notizia?
3- Per quanto tempo continueremo ancora ad imputare la colpa di stupri e/o barbari omicidi a immigrati, maniaci di Facebook o alla leggerezza, più o meno consapevole, delle ragazze stesse, senza preoccuparci di avere la decenza di chiarire prima i fatti? E’ statisticamente provato che i mostri si nascondono in casa, non fuori. Che sono fidanzati, mariti, zii, conoscenti e non sconosciuti.
Accettare il fatto che l’essere umano ha dentro di sé un’infinità di male, oltre che un’infinità di bene, potrebbe essere il primo passo per una nuova consapevolezza collettiva e personale che non cerchi un caprio espiatorio altrove, ma trovi il marcio dentro ognuno di noi. E faccia piazza pulita.








